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Questo capitello si trova presso l'Abbazia di Sant'Antimo (Montalcino, Siena). La faccia principale (foto) rappresenta il Profeta Daniele nella fossa dei leoni. Si tratta di un soggetto tra i più conosciuti e rappresentati, specialmente (ma non solo) nel XII secolo, tratta dal capitolo quattordicesimo del libro di questo profeta, in cui si narra di come Daniele, mantenuta viva la sua reputazione di buon reggitore delle sorti di Babilonia di cui era figura in vista anche dopo l'avvento dei Medi e dei Persiani (da lui, del resto, profetizzato), non rispettasse l'ordine del re (emesso s influsso malefico dei satrapi locali, invidiosi del suo buon nome) di pregare solo gli dei babilonesi e per questo fosse condannato ad essere sbranato dai leoni in una fossa, dove i leoni per miracolo non lo sbranano e dove l'ntervento di Dio si esplica tramite il Profeta Abacuc, trascinato dall'Angelo che lo prende (DN, 14,36) letteralmente per i capelli. La cultura del tempo vedeva in tale episodio diversi riferimenti a Cristo e all'azione salvifica che Egli compie tramite la Chiesa. La Verginità di Maria (ne fatto che l'Angelo e il profeta potessero entrare nella fossa senza aprire il pesante masso che la chiude), il pane eucaristico, la stessa azione eucaristica, lo stesso Cristo risorto dopo essere stato denigrato dagli uomini. Non c'è da stupirsi se una delle prime rappresentazioni conosciute di un dramma sacro sia proprio il "Ludus Danielis" (Beauvais, 1180 circa), che comincia con una dedica a Cristo : "Ad honorem Tui Christe / Danielis ludus iste". Nè sorprende il fatto che, solo nei secol X-XIII, moltissime volte questo episodio sia presente nella decorazione sculturea in Francia (Vèzelay, Autun, Tournus, Saulieu, Saint Gilles Du Gard, Aulnay en Saintongue, Cluny, Charlieu, Conques e moltissimi altri luoghi, spesso monastero o abbazie), in zona pirenaica (San Pere de Rodes), nello stesso territorio iberico (Santa Maria de Ripoll, Jaka, Leon), in Italia (oltre a questo, ricordiamo il capitello di San Giovanni a Sovana presso Grosseto, quello antelamico del Battistero di Parma, il frontone del Duomo di Modena opera di Wiligelmo, la cattedrale di Oristano). L'opera qui presentata è databile al 1150 circa, ed è stata assegnata a un maestro originario di Cabestany, in Linguadoca, dove ha lasciato una stupenda lunetta con storie della Vergine che gli ha guadagnato il nome di "Maestro di Cabestany". Viaggiò molto, operò (con la sua scuole, certo numerosa) in diversi cantieri francesi e spagnoli. La sua mano o la sua direzione sono state riconosciute nel Languedoc (Monastir de Camp, Le Boulou, Rieux-Minervois, Abbazia di Saint-Hilaire e Saint Papoul de l'Aude, Lagrasse), in Catalogna (Gerona, Sant Pere de Rodes), Navarra (Errondo), in Toscana (oltre a Sant'Antimo, una colonna scolpita proveniente da San Giovanni in Sovana e ora conservata al museo di San Casciano, tre capitelli presso il chiostro romanico del Duomo di Prato, ora museo dell'Opera del Duomo). Il suo stile, in questo capitello come in tutto il vasto corpus a lui assegnato, è vigoroso, fortemente espressiovo, e qui si nota la sua mano nei caratteristici visi quasi triangolari, nelle capigliature folte e dai capelli ben disegnati e divisi con l'uso del trapano come nell'arte tardoantica, piccole incavature per ottenere le pupille degli occhi da un classicismo vigoroso e fortemente "disegnativo", appreso certamente dai numerosi sarcofagi tardantichi visibili nella sua zona di origine. Il profeta è sorpreso in atteggiamento benedicente , con un chiaro ricordo dell'azione eucaristica, circondato da leoni che appaiono sottomessi, gli leccano i piedi o gli si siedono accanto, con le loro criniere quasi a ricciolo. Alla nostra destra, gli altri due protagonisti della scena, l'Angelo e Abacuc con i pani che ricordano quelli eucaristici (e che esibisce un curioso cappello a cono), mentre la parte superiore ospita un gran numero di bestie reali o fantastiche (lupi, leoni, grifi) debitrici dei bestiari medioevali. Nelle due facce laterali, ancora leoni, mentre la faccia opposta (qui non visibile) ospita una scena piuttosto rara : gli stessi satrapi che subiscono la fne che avevano richiesto per Daniele, assieme a mogli e figli. PIERO MASIA (foto di Marco Pistelli, che ringrazio).
(Français) - Ce chapiteu est situè dans l'Abbaye de Sant'Antimo (Montalcino, Sienne). La partie principale (photo) rèpresente le Prohoete Daniel dans la fusse aux lions, l'un des subjects plus rèpresentès dans l'art romane (mais aussi gothique) au XIImè siècle, prise par le Chapitre XIVmè du livre de Daniel, où l'on dit que ce prophète, en tenant la bonne consideration de bon gouverneur ainsi qu'il y avait l'occupation de Babylonie (qu' il avait propheté) par les Medes et les Persiens, n'obedit pas à une loi di roi persen qui empechait de prier à chaque dieu qui n'est pas une divinità persane, inspirè par la nobilitè locale, très irèe contre Daniel pour son bon nom. Il a etè mis dans la fusse pour ce motif, et Dieu mande le pròphete Habakuk (pris pour les cheveux, nous dit la Bible) et un Ange pour l'aider et le nourrir (DN, 14,36). LA culture medievàle avait beaucoup de consideration pour cet episode, en y règardant une anticipation du Nouveau Testamente, de la Passion et Rèsurrection du Christ, de la Virginitè de Marie, (l'ange et HAbakuk entrent dans la fosse sans l'ouvrir et sans lèver le gros mas), de l'Eucaristie et de l'action salvatrice de Christ à travers de l'Eglise. C'est à dire, l'une des plus anciennes rèpresentations du Drama Sacre est composèe autour à 1180 à Beauvais. Elle commence avec un "Ad honorem tui Christe / Danielis ludus iste". C'est aussi dans la sculpture que ce motif à connu u grand succes: En France (Vèzelay, Autun, Tournus, Aulnay, Saulieu, Cluny et autres monasteres où abbaye),en Espagne (Ripoll, JAka, Leon), en Italie (Modena, mais aussi les oeuvres antelamiques à Parma, aussi San Giovani a Sovana près de Grosseto, Cathedrale de Oristano en Sardaigne). Ce chapiteau est presque de 1150, assignèe à un artiste appellè "MAitre de Cabestany" à cause d'une lunette avec les histoires de la Vierge qui se trouve en ce petit village de LAnguedoc. Il a visitè beaucoup de cantiers en France avec beaucoup d'èleves en Langueddoc (Monastir de Camp, Le Boulou, Rieux-Minervois, Abbaye Saint-Hilaire et Saint Papoul de l'Aude, Lagrasse), en Catalogne (Gerona, Sant Pere de Rodes), Navarre (Errondo), Toscane (Sant'Antimo, mais aussi une colonne sculptèe qui se trouvait dans l'oratoire de San Giovanni in Sovana et est conservèe au musèe d'arte Sacre de San Casciano Val di Pesa; trois chapiteau u clòitre roman de la cathedrale de Prato, actuel musèe de l'oeuvere de la cèthedrale mème). Dans cette oeuvre de Sant'Antimo, il y la son style vigoureux, très expressive, et l'on voit ses pèculiaritèes dans les visages triangulares, les grandes capigliatures avec cheveux bien dessinès obtenùs avec l'usage du trapan comme l'art romaine, des pètits encavatures pour obtenir les yeux, un classsicisme très fort et prèsent qu'il a pris en regardant les nombreux sarcophages romanis de Languedoc. La prophete est vu en act bèneissant, en rappellant à l'action Eucharistique. Les lions semblent calms, comme à lui soumis, avec les grands crinières. à notre droite, l'Ange et Habakuk, qui emporte des pains qui nous ràppellent encore l'Eucharistie (et un àmusant chapeau conique). DAns la partie superieure il y a un grand bestiaire d'animaux rèels et fantastiques (loups, Lions, Grifes) typique du moyen age. Dans lea autres faces (je n'ai pas les photos) encore lions,et, à la face opposèe), une scène très rare (aussi pas visible ici): les mèmes lions qui mangent les nobles persiens qui avaient emportè avec leur denonce Dniel dans la fosse. PIERO MASIA (merci pour la photo à Marco Pistelli)